Il discorso sulle coppie miste: rischi, stereotipi ed inclusività

Ieri ho sentito l’episodio “Coppie Miste” del podcast “Sulla Razza”, di Nathasha Fernando, Nadeesha Uyangoda e Maria Catena Mancuso.

Una bomba.

Questa foto, quella in copertina, ed il logo qua sotto sono tutti realizzati da “Sulla Razza”.

Vi lascio qui il link:

SULLA RAZZA – COPPIE MISTE.

Mi è piaciuto da impazzire perché sono stati approfonditi degli argomenti di cui io e Shreyank abbiamo fatto esperienza, anche con l’apertura del nostro blog. Se ci leggete per la prima volta, io, italiana di origini brasiliane, e Shreyank, indiano, siamo una coppia mista. Ora abitiamo a Toronto, in Canada, poi chi lo sa. Benvenuti! 

Il podcast inizia con una prima introduzione storica legata al divieto dei matrimoni interrazziali negli States e della situazione in Italia, per poi ragionare su come sia davvero cambiato il modo in cui si guarda alle coppie miste.

Ascoltate l’episodio, io non faccio spoiler, poi se vi va continuate a leggere le mie considerazioni.

Fatto? Ottimo!

Personalmente, penso che lo sguardo sulle coppie miste stia sicuramente cambiando, ma bisogna rendere il discorso più inclusivo.

Ve lo spiego riprendendo alcune delle mie parti preferite del podcast, con dei riferimenti alla nostra esperienza di coppia mista.

La Dottoressa Lidia Manzo dell’Università di Milano dice che:

Una definizione universale di coppie miste non esiste. Ogni società percepisce differenze e disuguaglianze, creando categorie di “stranieri accettati” e “non accettati.

Assolutamente d’accordo. Prosegue.

La relazione con lo straniero non viene ritenuta problematica quando è fonte di miglioramento per lo status sociale. Un’elevata posizione del partner annulla o per lo meno bilancia, la differenza culturale, anzi la libera da ogni connotazione negativa o problematica, e la trasforma in una risorsa (…) in sintesi, all’origine dei pregiudizi e dell’opposizione familiare nei confronti di una relazione mista sembra esserci più un problema di classe che etnico e culturale.

D’accordo anche qui. 

Una ragazza racconta poi come abbia presentato il suo ragazzo straniero “migliorandolo”, cercando di placare il sentimento di sgomento alla notizia del suo fidanzamento con “uno straniero”. Io e Shreyank ci siamo rivisti molto in tutto ciò.

Entrambi abbiamo “adattato” l’immagine dell’altro quando abbiamo parlato ai nostri genitori ed amici.

Io (da occidentale) mi ci rivedo molto in quello che dice la dottoressa; infatti ho cercato subito di tranquillizzare mia madre parlando di:

  • Laurea e lavoro del mio ragazzo 
  • Dei suoi piani di andare in Canada
  • Della sua ottima conoscenza dell’inglese
  • E mostrando le sue foto migliori (un partner straniero di bell’aspetto è più facile da “accettare”?)
  • L’induismo, la sua religione, affascina in positivo l’occidente.

Ogni tanto però, mi trovo a pensare: ma se fosse stato musulmano? E se fosse venuto da una famiglia povera? E se non avessimo mai avuto il piano di venire in Canada? Come sarebbe stata davvero la reazione dei miei amici e della mia famiglia? Sicuramente diversa. Lo so per esperienza.

Shreyank invece è rimasto più legato agli aspetti culturali, mostrando come io non sia un pericolo per la loro cultura:

  • Ho lavorato in ONG indiane
  • Ho abitato in India
  • Sono aperta nei confronti delle religioni (ed ha detto che sono cristiana, e non musulmana! In India, i rapporti tra musulmani ed induisti non sono sempre facili).
  • Sono umile (rispetto i valori della semplicità indiani, contro l’idea in India che gli occidentali siano superficiali)
  • Ho tratti estetici indiani (per via del senso di inferiorità rispetto al bianco che può essere presente in India, frutto della loro storia coloniale).

Entrambi perciò abbiamo adattato l’altro/a all’idea di “straniero accettato” nel nostro paese. Diciamo che io sono stata convincente, e Shreyank no, ma questo è un altro argomento. 🙂

Andando avanti con l’ascolto del podcast, Rebecca Casati invece mette l’accento sull’aspetto estetico, e prosegue dicendo che bisogna andare oltre la definizione di coppia mista nel senso di “coppia dal mix genetico”, anche se è l’aspetto che si cerca sempre di sottolineare, ma di come nella coppia mista, di misto ci sia in primis il “bagaglio culturale” che si mette in gioco. E il mix genetico è solo una conseguenza. 

Nadeesha Uyangoda dice che il discorso sulle coppie miste è inscindibile da una considerazione estetica e dal rischio di feticizzazione. Approfondisce poi parlando dell’oggettivazione del corpo delle donne nere nelle società occidentali, ma questo ve lo lascio per il vostro ascolto. Interessantissimo.

Riprendo però questi punti per dire che la narrazione sulle coppie miste deve considerare questi rischi interni ed esterni:

  • Feticizzazione (“le coppie miste sono alla moda e sexy”)
  • Oggettivazione dei corpi (soprattutto nelle donne di colore)
  • Egemonia bianca (potere bianco, ovvero “chi è bianco è superiore”)
  • Sessismo 
  • Maschilismo
  • Orientalismo (“mi affascina, è diverso, è esotico”)
  • Razzismo 
  • Discriminazione politica (questo lo aggiungo io dato che le coppie miste fanno molta fatica ad essere riconosciute come una coppia legale).

Direi una passeggiata. Ve ne vengono in mente altri?

Avendo messo il nostro blog anche sui social (Instagram e Facebook), abbiamo notato che la narrazione attorno alla coppie miste è diventata molto popolare. Ovviamente la cosa ci fa piacere, ma io che sono un po’ una rompi scatole appassionata di scienze sociali, ho notato che ancora molto di quello che si dice e si pensa delle coppie miste è legato al binomio opposto, all’etichetta del contrasto (ad esempio, nero/bianco, differenze/somiglianze, occidentale/orientale, ricco/povero). Ed il pubblico è fortemente interessato all’estetica, all’immagine (alla bellezza) della coppia mista.

Onestamente anche noi siamo caduti in questa trappola (sui social è un attimo) però devo dire che non è un errore così grave, la maggior parte dei contenuti sono proprio carini e divertenti, rompendo anche molti stereotipi ma rafforzandone altri.

Anche il discorso sulle coppie miste soffre quindi del bisogno di categorizzazione. E soprattutto, del suprematismo bianco!

Ed io, che sono una donna brasiliana cresciuta in Italia, e fidanzata con un indiano, lo noto eccome. Il discorso sulle coppie miste gira ancora attorno all’idea che ci debba essere un “bianco” all’interno della coppia. 

Dal punto di vista estetico, io e Shreyank “non stoniamo” e questo sembra annullare le nostre differenze culturali.

“Sembri Indiana”, “Sembra Calabrese” “Sembrate una coppia normale”, “Siete una coppia di Indiani”.

Per quanto questo ci possa fare comodo, ci dispiace sapere che l’idea di differenza culturale sia ancora fortemente legata a quella del “colore della pelle“.

Cosa possiamo fare allora per rendere il discorso sulle coppie miste più inclusivo?

-> Diversificare la narrazione delle coppie miste (non portare ad esempio solo coppie miste benestanti, non limitare il discorso solo a coppie miste dove ci sia una persona “bianca/occidentale” coinvolta, e parlare di coppie miste LGBTQ+.

-> Andare oltre lo stereotipo della nazionalità: raccontare dei vissuti, del proprio bagaglio culturale, delle difficoltà affrontate per empatizzare con altre coppie nella stessa situazione, raccontarsi con sincerità;

-> Non paragonare (e paragonarsi) le coppie miste di uguali nazionalità. Le coppie miste sono coppie, sono due persone, e non sono ambasciatori culturali del loro paese.

Insomma, essere in una coppia mista è già una bella sfida, e non avrei mai immaginato che parlarne potesse esserlo ancora di più. Riconosco che sia faticoso doversi sempre spiegare ma solo attraverso la decostruzione di sistemi comunicativi stereotipati, si apre la strada a nuove narrazioni: più aperte, diversificate, interculturali, intersociali e interpersonali.

[ Grazie al Team di Sulla Razza per aver creato un contenuto di qualità che mi ha fatto proprio emozionare. Complimenti! ]

Grazie per aver letto fin qui. Aspetto i vostri commenti. Grazie di cuore!

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