Lo stereotipo dell’ingegnere indiano

Qualche giorno fa io e Shreyank abbiamo visto il documentario chiamato “Alma Matters – Inside the IIT dream” dove, in 3 puntate, viene presentata (parte) della realtà degli studenti di Ingegneria dell’Università IIT Kharagpur (India). Già dai primi minuti, mi sono ricordata dei molti giovani conosciuti in India, e di come, ingenuamente, scherzavo sul fatto che praticamente tutti quelli che conoscevo avessero studiato ingegneria oppure economia. Con qualche anno di India e di scienze sociali in più sulle spalle, ho capito che forse quel commento non è poi così tanto leggero come pensassi. 

Ho deciso allora di scoprire cosa ci sia dietro a stereotipi come:

“Ma voi indiani studiate tutti ingegneria!?”

e

“Gli indiani (e asiatici) sono bravi in matematica”

Capendo poi con questa storia cosa lega queste tre parole insieme: 

Matematica – India – Minoranza Modello.

L’INDIA HA UN’ IMPORTANTE TRADIZIONE MATEMATICA…IGNORATA!

“Si pensa che l’India sia il paese dell’irrazionalità e delle religioni”

dice il matematico italiano Piergiorgio Odifreddi in questa intervista nel famoso programma “Kilimangiaro”

”…ma è un fraintendimento.”

“L’India ha una tradizione lunghissima matematica e razionale. Ad esempio la più grande letteratura atea e agnostica è quella in sanscrito, che può sembrare strano dato che l’India sembra essere la patria delle religioni”.

Aggiunge:

“Ce lo dimentichiamo, o forse non lo sappiamo, ma i numeri che noi chiamiamo “arabi” sono in realtà indiani. Gli arabi li hanno dati a “noi” (occidentali), ma sono stati presi dagli indiani. Anche lo zero è un’invenzione indiana!”

Immagine presa da internet

Sempre parlando di aritmetica, gli indiani, nell’era vedica, affrontano il concetto di infinito dei numeri, i numeri irrazionali, i numeri primi, le radici, e i numeri negativi, e tante altre cose di cui però io non sono molto esperta.

-> Vi lascio questo video (lungo) per saperne di più: La Matematica Degli Indiani.

Riguardo alla geometria, gli indiani hanno sviluppato forme geometriche astratte soprattutto a fini rituali, ad esempio, concetti come mandala, yantra, mantra, tantra e così via…

Foto dell’unico mandala che ho finito di colorare.

Per non parlare dei giochi matematici: gli scacchi vi dicono qualcosa? Sì, il gioco degli scacchi deriva dal gioco indiano Chaturanga. Ed altri numerosi giochi da tavolo (penso al gioco Ludo) e le famose tavole matematiche che si trovano anche nei templi induisti. 

Chaturanga (foto presa online)

L’India allora è sempre stata all’avanguardia in matematica ed in geometria, ancora prima che la storia moderna con il Colonialismo ed il Capitalismo se ne impadronisse, facendoci dimenticare o ignorare l’importante contribuito dell’India nelle scienze matematiche.

COSA SONO GLI IIT?

Prima un po’ di storia: L’India è stata ufficialmente una colonia britannica dal 1858 al 1947, anche se già dal 1784 la Compagnia Delle Indie aveva iniziato l’occupazione del territorio.

Con i primi contatti con l’India si iniziò a parlare di questo paese, per cercare di capirne la cultura e sostanzialmente poterla sfruttare (e dominare). 

Con la divisione del mondo in conquistatori e colonie, Occidente ed Oriente, Paesi Sviluppati e Paesi Sottosviluppati, si è creato l’immaginario dell’India come un paese mistico, povero, arretrato e soprattutto irrazionale. Lasciando nell’ombra i loro importanti contributi scientifici. (Orientalismo)

Nel 1947 però l’India divenne indipendente e già da un po’ si respirava aria di cambiamento. Da quel momento, ed ancora oggi, la storia dell’India sarà influenzata dal post-colonialismo ed il forte desiderio di dimostrare che l’India è alla pari, se non superiore, alle grandi potenze mondiali. 

Uno degli esempi di questo desiderio di riscatto, è la creazione degli IIT: Indian Institute of Technology, in poche parole, come il nostro Politecnico. Con l’Indipendenza, l’India voleva puntare al progresso del paese tramite la tecnologia e non tramite il capitale!

Il primo IIT fu quello di Kharagpur, nato nel 1950 in un ex centro di detenzione dell’epoca coloniale, non a caso. Nel 1956 il Parlamento Indiano ha dichiarato gli IIT, centri di ricerca di importanza nazionale con l’Institutes of Technology Act 1961, ed il Primo PM, Nehru, nella sua prima visita a Kharagpur ha detto che

“qui si trova il monumento più importante dell’India, che ne rappresenta i bisogni ed il futuro”.

Con gli anni sono nati altri importanti IIT, come quello di Mumbai, Kanpur, Madras, Delhi…fino alle recenti aperture del 2016 negli stati di Goa e del Karnataka. La nascita e lo sviluppo degli IIT quindi è un processo ancora in corso, costante e strategico (anche dal punto di vista geografico).

“MIO FIGLIO SARA’ UN INGEGNERE”

Non sorprende allora capire che nell’immaginario collettivo in India si è iniziato a pensare alla professione dell’ingegnere come una professione sostanzialmente patriottica e poi remunerativa, che potesse quindi aiutare molte famiglie ad uscire dallo stato di povertà. 

Riponendo però questo peso e responsabilità sulle nuove generazioni di figli/studenti. 

Nel famosissimo film di Bollywood “3 Idiots” (che consiglio assolutamente!) viene raccontato, anche se romanzato, le pressioni psicologiche affrontate dagli studenti degli IIT, ed affrontate altre problematiche e critiche correlate, tra le quali la depressione, il suicidio, l’altissima competizione, e la mancanza di una didattica inclusiva e umana. E l’impossibilità di scegliere una carriera che davvero rispecchi le proprie passioni (che nulla è se non un privilegio).

Scena del film 3 IDIOTS: “Mio figlio sarà un ingegnere”

Nel documentario “Alma Matters” si va più in profondità parlando anche di sessismo (ci sono pochissime donne negli IIT), del bassissimo tasso di ammissione (che è minore rispetto a quello di Harvard), il forte isolamente (gli studenti studiano spesso in Campus isolati), e le crisi identitarie tra aspettative della famiglia e dell’intera comunità, le proprie aspirazioni e l’appartenenza al mondo degli IIT…ed infine, ma non per importanza, un’offerta didattica che rafforza tutto questo. Ovviamente, si mostrano anche i lati positivi, come il forte senso di comunità tra i compagni e il coinvolgimento in attività artistiche e/o sportive.

“L’ingegneria non si studia più per passione”

STEREOTIPI E MINORANZA MODELLO

Lo stereotipo che vede “gli indiani bravi in matematica” e “gli indiani tutti ingegneri” non è così positivo ed ingenuo come si può pensare.

Prima di tutto, è uno stereotipo razzista perché implica che (gli asiatici) siano bravi nelle scienze matematiche in base alle loro origini etniche. Ed è uno stereotipo dannoso che va solo ad aumentare la pressione sulle nuove generazioni, anche da chi non vive la società e la cultura indiana dal suo interno. 

In contesto di immigrazione, ad esempio negli U.S.A e in Europa, questi tipi di stereotipi portano alla formazione delle “minoranze modello” ovvero dell’idea di accettazione dello straniero solo per meriti: “se sei uno straniero perfetto, ti accettiamo, altrimenti no”.

Il concetto di minoranze modello è pericoloso perché impone grandi pressioni ed aspettative sul gruppo minoritario di “performare bene”, creando anche forti tensioni interne ed esterne, con altri gruppi ad esempio.

Inoltre, gli stereotipi che coinvolgono le abilità matematiche degli asiatici, sono volti a dipingerli non come persone ma come macchine, disumanizzando i soggetti di questo stereotipo. Terribile. Terreno fertile per le discriminazioni ed il razzismo.

Abbiamo detto tante cose, forse troppe. Proviamo a ricapitolarle:

  • L’India ha dato un contributo fondamentale alla matematica e alla geometria, ed è importante ricordarselo. Se ci si riferisce all’India solo come il paese della spiritualità, si stanno praticando forme di colonialismo moderno. Prova a chiederti: Perché per te, la scienza e la matematica sono concetti occidentali? E perché pensi che l’idea di progresso scientifico sia considerata “occidentalizzazione” del paese? Sicuramente c’è una forte spinta nazionalista e capitalista nel discorso, che strumentalizza negativamente il concetto di progresso scientifico. Ma ignorare del tutto la tradizione matematica indiana, e relegare l’India al suo solo stato di paese povero e spirituale, è sbagliato. E nocivo. (Eurocentrismo)
  • E questo si vede in reazioni interne come la pressione sui giovani studenti degli IIT di ingegneria ma anche delle altre Università in India, che sono spinti a competere tra di loro per poter “gareggiare” nel mondo capitalista nazionale ed internazionale. Guadagnando un buon lavoro, un buon status sociale e, per moltissimi, una miglior vita per tutta la famiglia – superando una forte pressione individuale e sociale. Potersi permettere di fare o essere altro, per molti non è proprio un’alternativa.
  • Lo stereotipo sugli Indiani, e gli asiatici, bravi in matematica non è innocuo ma è razzista e pericoloso. Ed ignora la pressione sociale sulle nuove generazioni, che vivono in bilico tra la loro individualità, l’identità interculturale e le responsabilità lasciate dalla storia razzista e coloniale.

Grazie per aver letto fin qui! Aspetto i vostri commenti. Vi lascio qui 3 consigli cinematografici:

3 IDIOTS (dovrebbe esserci su Netflix)

ALMA MATTERS (anche questo è su Netflix)

L’UOMO CHE VIDE L’INFINITO

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