La mia esperienza di volontariato a Toronto

St. James Community Town

Ovunque ti trovi, sii l’anima di quel posto ” diceva il poeta Rumi. 

Ho letto questa frase in uno degli uffici di Yonge Street Mission, una ONG di Toronto e, tra le tanti frasi motivazionali appese su quelle pareti, ho trovato questa particolarmente significativa per raccontare la nuova storia.

Sullo sfondo, uno dei miei parchetti preferiti: Allan Garden.

Quando ti trasferisci in un nuovo paese e c’è una pandemia globale, connettersi con la città sarà una delle sfide più grandi da affrontare, (capisco che sia una situazione al limite, ma la mobilità internazionale non si è del tutto fermata: ci sono molte persone che hanno affrontato un trasferimento in questo folle periodo). Al di là delle restrizioni, che impediscono la socializzazione, anche in un contesto pre-covid, crearsi un giro di amicizie e conoscenti che ti faranno chiamare quel posto “casa”, può essere impegnativo per molti.

Come alcuni di voi sanno, mi sono da poco trasferita a Toronto ma, il mio visto lavorativo è ancora in sospeso (ne parlo in questo video) e devo aspettare per poter lavorare in Canada. Fermarmi non è semplice ed ho molto faticato a trovare il lato romantico di tutto questo tempo a disposizione.

Durante l’attuale pandemia ho visto molte strategie di sopravvivenza: chi ha imparato una nuova lingua, perso peso, cucinato, fatto yoga, speso tempo con la propria famiglia, ecc… 

Ciò che ha funzionato con me è stato prendermi cura degli altri: nel lungo e primo lockdown vissuto in Italia, ho sostenuto e seguito le mie sorelle di (allora) 12 e 8 anni con la loro scuola online e, mentre alleggerivo un po’ le loro giornate, loro mi aiutavano a resistere.

Le mie sorelle che studiano al sole, nel cortile, tra le macchine ferme da troppo. Aprile 2020. Italia.

La cura per le persone, per le relazioni e per le parole è semplicemente il mio approccio alla vita: la mia strategia di sopravvivenza ed ho provato a metterla in pratica anche qui a Toronto.

Il volontariato.

LE MIE (PRIME) ESPERIENZE DI VOLONTARIATO A TORONTO

  1. ST. JAMES COMMUNITY TOWN – THE CORNER: MEAL DELIVERY VOLUNTEER

St. James Town è un quartiere formato da grandi palazzi, stile case popolari (scusate siamo in Nord America, sono dei veri e propri grattacieli), che si trova a 5 minuti a piedi da casa nostra. Per me che vengo da un’esperienza a Dharavi (India), una delle baraccopoli più grandi al mondo, leggere che S. James Town è il quartiere con densità di popolazione maggiore in Canada, mi fa un po’ sorridere, ma è la verità di questo enorme paese, che ha poco più della metà dei cittadini dell’Italia. 

St. James Town su Google Maps. Come potete vedere è proprio un piccolo quartiere.

Il Canada non è di certo un paese povero ma in una grande città come Toronto, non tutti godono delle stesse opportunità e stile di vita e, se ci verrai mai, vedrai anche diverse persone vivere per strada. Il quartiere di St. James Town è abitato prevalentemente da immigrati e famiglie con meno disponibilità economiche. 

Suona male da dire ma sono sempre stata affascinata da contesti che si presentano come “l’altra faccia della medaglia”, specialmente se urbani (la mia ossessione per Mumbai ne è la prova più evidente!).

A Novembre ho iniziato a collaborare con l’organizzazione “The Corner”, tradotto in italiano, l’Angolo, che fornisce un insieme di servizi e aiuti ai cittadini della zona: con particolare attenzione ai giovani e agli anziani, occupandosi di salute, lavoro, competenze, e altre servizi tipici del terzo settore.

A world within a block” – è lo slogan del quartiere, tradotto come “Il mondo in un isolato” ed, entrando in uno solo di questi palazzi te ne rendi subito conto. La varietà culturale e sociale presente la posso vedere semplicemente aspettando questi immensi ascensori che trasportano anziani, giovani, drogati, immigrati, cani, pazzi, fattorini e anche me. 

All’entrata di “The Corner” – foto in copertina.
I palazzi di St. James Town con la neve.

Due volte a settimana porto il pranzo ad alcune persone, per lo più anziani che, per motivi diversi, non sono in grado di procurarselo da soli.

Il cibo viene cucinato dai volontari presso una delle sedi dell’organizzazione ed, ogni giorno, almeno 3 persone si occupano di distribuirlo. Ci vengono dati questi grandi zaini, da fattorini per intenderci, con il quale trasportiamo il cibo. Stiamo attenti ad allergie ed intolleranze, e preferenze per quanto possibile. Il giro delle consegne può durare 30 minuti come due ore, dipende dai giorni. Si cammina tanto, e devo dire che ho rassodato proprio il fondoschiena ed, incredibile ma vero: si suda!

Non mi trovate più soda?

Dentro i palazzi si muore di caldo, alla faccia di Greta Thunberg, e tra la camminata, il peso delle consegne e il mio enorme giubbotto tarato sui -30°, inizio letteralmente a grondare. Ho iniziato a legarlo in vita come alle medie ma ripeto che è un giubbotto più grande di me.

Gli incontri con i beneficiari sono per la maggior parte molto brevi. Alcuni di loro impiegano anche 5 minuti per aprire la porta, altri hanno quella automatica e nemmeno li vedi, chissà dove sono nascosti?

Il pranzo da portare ai beneficiari del programma “Meal Delivery”.

Ci sono delle situazioni più semplici ed alcune più complesse ovviamente: sono soli, alcuni letteralmente sommersi da cose, scatole, ricordi, ammassi di vita. Alcuni sono schivi e silenziosi, mentre altri non vedono l’ora di scambiare quattro chiacchiere con te.

M. mi aspetta sempre con la porta aperta, sai qual è casa sua anche se non lo leggi sull’elenco. Devi seguire il suono della musica jazz che gli piace ascoltare ad alto volume. Lui prende due porzioni ma non ho mai visto un’altra persona, sarà la cena? Non lo so e va bene così. 

C. ha origini orientali, ed una volta mi ha chiesto se poteva fotografarmi perché le ricordavo una star di Bollywood. Il complimento più bello di sempre!

E. e P. vengono dal Perù invece. Lei salta su quando vede che ci sono io perché può scambiare qualche parola in spagnolo. “Te amo, Jasmin!” mi dice sempre, dopo avermi chiesto ogni volta se ho figli e un marito. 

S. è incattivita, non le va bene niente, devi stare attenta come le rispondi perché cerca un motivo per litigare. Secondo me le sto simpatica.

La casa 222 è abitata da una famiglia Indiana, di Bangalore, gli ho detto che sono stata in India ma non erano molto contenti, non gliene fregava proprio nulla, che bella lezione di vita!

B. una volta mi ha chiesto se gli facevo fare una chiamata: mi detta il numero, lo sapeva a memoria: ha chiamato LCBO (negozio dove si compra alcol!). Mannaggia!

Un rangoli Indiano fuori della casa 222.

Alcuni mi regalano del cioccolato, altri un “stay safe, è freddo fuori!”, alcuni ti ringraziano con gli occhi, altri ti chiudono la porta in faccia. 

Tra una consegna e l’altra, mi immagino le loro storie e quanto possa averli feriti la vita ma poi…toc, toc!

“Who is it?”

“Meal Delivery!”

“Ok.”

Mi aprono la porta, non lo saprò mai come sono finiti in questa situazione: 

“This is for you!”.

“Thank you” 

Non mi spetta saperlo.

Alcune porte a St. James Town.
  1. YONGE STREET MISSION: ELFO DI BABBO NATALE

Yonge Street Mission è una grande ONG di Toronto che si occupa di disuguaglianza, è estremamente organizzata ed ha anche una bellissima sede con uffici, reception e sale riunioni. 

Con loro ho svolto una piccola esperienza di volontariato, durata solo 3 giorni a Dicembre 2020, ma che ha lasciato il segno (nel senso che ho avuto il torcicollo per un’intera settimana! :D).

Io che mi curo il torcicollo e faccio un sorriso molto di moda tra i bambini in India.

YSM cercava ELFI DI BABBO NATALE! 

Ok, così è come la raccontavo io a tutti, ma purtroppo non ci hanno fatto travestire! 🙁

Per fortuna, l’organizzazione ha molti donatori, che a Natale ricevono la loro letterina di ringraziamento. Io, il simpaticissimo coordinatore, e altri 3 volontari abbiamo passato 3 giorni ad imbustare queste letterine e a indirizzarle ai vari donatori. Se non ricordo male ora, ne ho imbustate almeno 400, ed io ero la più lenta di tutti.

Scusate, non è bellissima la foto ma non ne ho fatte altre.

In più, mi sono fatta tirare dentro ad un’altra attività (la mia amica Eleonora mi rimprovera sempre perché dico troppi sì!): catalogare i regali di Natale per i bambini dei loro diversi programmi. In breve, aprire le scatole amazon mandate dai donatori e fare l’inventario. Una bella faticaccia! C’erano dei regali bellissimi, ogni tanto dovevo fermarmi e non aprirli del tutto. L’ONG organizza un Christmas Market ogni anno, ma quest’anno non è stato possibile farlo. 

Solo una parte dei pacchi/regali.

Gerald, il coordinatore dei volontari, è una di quelle persone a cui brillano gli occhi parlando della vita, e si è preoccupato che fossimo sempre a nostro agio: creando dei momenti di dialogo, silenzio e riflessione insieme. È un’ organizzazione cristiana e abbiamo anche detto una preghiera.

L’attività è stata stancante.

Ho davvero capito quanto duro possa essere un lavoro ripetitivo, alla sera mi addormentavo alle 21, e con dolori ovunque. È stato però piacevole passare la giornata con altre persone, nuove persone, e raccontarsi un po’ di cose belle, o semplicemente parlare del tempo. L’ONG mi ha fatto una bellissima impressione, grande professionalità e spirito frizzante: mi piacerebbe proprio lavorare in un ambiente così! Anzi, quando potrò lavorare, il CV glielo mando proprio! Dite una preghierina per me! 

  1. BLEECKER/WELLESLEY ACTIVITY NETWORK 

Una volta al mese questa piccola associazione, Bleecker/Wellesley Activity Network organizza un pranzo per gli anziani del quartiere di St. James Town ma, con la pandemia, questo prezioso momento di aggregazione è venuto a mancare. Il gruppo di volontari, coordinato da Laura e Jack si ritrova comunque una volta al mese, e portano direttamente un buon pranzo, e qualche verdura, agli anziani della zona.

È un’attività che va avanti da 31 anni, incredibile!

Io e alcuni volontari pronti per la consegna di Natale.

Sotto il periodo di Natale è stato particolarmente emozionante, perché oltre al solito pranzo (un primo, secondo, frutta, dolce, e un succo), abbiamo consegnato anche una busta piena di piccoli regali. Anche io ne ho ricevuta una, ed è stato un gesto incredibile per me, che faccio ancora un po’ fatica a sentirmi parte della città. Dentifricio, fazzoletti, caramelle, un panno per aprire i barattoli, quanta meraviglia si nasconde nelle piccole cose!

La felicità è una cosa semplice.
Ecco qua i regali!

Mi fa sorridere pensare che alcuni degli anziani di questo programma sono iscritti alla lista della prima ONG di cui vi parlavo: quel giorno riceveranno doppia porzione! Evviva!

Non appena finiamo le consegne, ci offrono il pranzo.

Gli organizzatori di questa iniziativa sono anche loro anziani, se non ho capito male, amici di Vickie, colei che ha iniziato tutto ciò ma che purtroppo è venuta a mancare. I suoi amici lo fanno anche in suo ricordo. Un bel gesto.

I volontari conosciuti sono molto diversi: tanti giovani, alcuni senza lavoro, altri solo con voglia di aiutare. Una volta, una volontaria ha detto che “il cibo è amore”; mi è sembrata un’uscita banale, semplice ma così vera. Mi è piaciuta.

“Non vedo l’ora di raccontarlo a Shreyank, sicuramente avrà preparato il pranzo oggi”.

NOTA CONCLUSIVA:

Non sempre il volontariato è un atto disinteressato. Siamo essere umani egoisti, narcisisti e capitalisti, ma fermi, questi non sono aggettivi sempre negativi.

Puoi dedicarti al volontariato perché credi in un mondo diverso, in un mondo che aiuta chi è in difficoltà, per senso civico e responsabilità. Puoi farlo per stare meglio con te stesso, e per sentirti felice. Io lo faccio perché è da una vita che sto dalla parte dei buoni e, qui a Toronto, lo faccio anche per sentirmi più legata alla mia nuova città, per uscire di casa, conoscere persone e – perché no? – creare future occasioni lavorative. 

Cosa dicevo all’inizio della storia?

Ovunque ti trovi, sii l’anima di quel posto

E così facendo, un po’ l’anima di questo posto la sto sentendo.

Queste mie esperienze di volontariato sono parte della mia strategia del resistere, questo blog è un’altra. Vi ringrazio per aver letto fin qua, spero che possiate trovare anche voi i vostri meccanismi di difesa mentre il mondo aspetta di far meno paura.

INFORMAZIONI UTILI:

Per chi potesse essere interessato, ho trovato queste opportunità su due siti:

-> Volunteer Toronto

-> Charity Village

Aggiungo anche questa curiosità: per le prime due organizzazioni, ho dovuto mandare il mio CV, fare un breve colloquio telefonico ed hanno contattato due delle mie referenze. Il volontariato è una cosa seria 🙂

Mi faccio le foto mentre aspetto che mi aprano la porta 🙂

2 commenti su “La mia esperienza di volontariato a Toronto”

  1. Credo tu sia sempre l’anima del posto in cui ti trovi. Basta vedere l’impegno e la passione in quello che fai. Da amica da una vita ti dico per certo che non solo sei l’anima del posto in cui ti trovi, ma aggiungo (con un bel gioco di parole) che tu ANIMI il posto in cui ti trovi non appena ci metti piede! Il tuo entusiasmo è contagioso! Adoro i tuoi racconti, adoro come descrivi i personaggi che incontri e quello che fai. P.S. Le foto delle porte, tra le mie preferite

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